MDLSX: Silvia Calderoni, viaggio attraverso la sessualità

Lo spettacolo è una riflessione sulla sessualità, un viaggio con gli occhi di Calliope nata due volte, nel 1960 femmina, rinata nel 1974 maschio,

Un video di una bambina che canta "C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones" di Gianni Morandi al Karaoke, visibile al pubblico attraversò un oblò nel maxischermo: è questo l'inizio dello spettacolo MDLSX, andato in scena al teatro Massimo dal 10 al 12 febbraio. La piccola è Silvia Calderoni attrice dei Motus, compagnia teatrale che proprio quest’anno compie venticinque anni, fondata da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò. Silvia Calderoni fa il suo ingresso in scena dal corridoio centrale del teatro, scavalcando letteralmente il palco. Bionda, biondissima spara sui suoi capelli la lacca e l’aria si impregna di un bel profumo che sembra riportare lo spettatore indietro nel tempo, le luci psichedeliche fanno il resto. Inizia il monologo della Calderoni che con una videocamera come fosse il prolungamento del proprio braccio proietta la sua immagine nell’oblò ormai familiare al pubblico. Scorrono contemporaneamente sullo schermo le battute in inglese. Il sottofondo musicale cambia spessissimo, da Stromae ai Placebo ai R.E.M., ogni capitolo della storia, è “sottolineato” con l’hashtag, il celebre cancelletto degli amanti dei social. Uno spettacolo gestito magistralmente da Silvia Calderoni, che sul palco è bambina, è uomo, è donna, indossa abiti larghi, ora stretti e si denuda completamente.

MDLSX è una riflessione sulla sessualità, un viaggio visto con gli occhi di Calliope nata due volte, nel 1960 femmina, rinata nel 1974 maschio, Cal sulla patente di guida. Gli occhi dello spettatore sono quelli dei genitori di Cal, del fratello, dei medici che consigliano caldamente ai famigliari di crescere Calliope come una donna. E allora la bambina, che non si sente tale, sfoglia le pagine dei dizionari per dare un significato a quei termini medici come ipospadia, che definiscono il suo “genere”, fino ad affondare nella mitologia greca e scoprire il mito di Ermafrodito figlio di Ermes e Afrodite, un mostro grida Silvia Calderoni nel microfono. Il viaggio di Cal in solitaria, nel mondo dei queer, dei sessualmente eccentrici, gli incontri con dei camionisti, la decisone di tagliarsi i capelli, il lavoro in un club affollato da curiosi che trovano appagamento nell’osservare questa sessualità senza confini netti. La droga, la retata della polizia, l’arresto. Un’unica telefonata a disposizione di Cal, la chiamata che la riporterà a casa. Il primo abbraccio col fratello, il secondo colloquio con il padre che domanda al suo nuovo figlio se tutti questi cambiamenti non avrebbe potuto farli tra le mura domestiche, la risposta di Cal è chiara: “sono sempre stato così”. Il coinvolgente e sconvolgente spettacolo è per lo spettatore un momento di meditazione sulle differenze di genere, che forse differenze non sono, si è semplicemente quello che ci si sente d’essere.

Francesca Lai

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